E bravo Bravi.

Ho una figlia di 14 anni, ho cercato di non essere mai troppo influente nelle sue scelte.
Ho cercato di costruire delle ipotesi che la potessero incuriosire ma senza scalfire il suo naturale cammino.
Soprattutto nella musica, che ho sempre ritenuto fondamentale nella mia vita, da semplice ascoltatore, che spazia tra molti generi, soprattutto, che è curioso di ciò che è la storia, indiscutibile, ma anche verso le nuove tendenze. Ho sempre creduto che fosse fondamentale evitare quello snobismo che si rischia di generare quando ci si sente migliori degli altri, quando si pensa di avere gusti più importanti, più elevati, in realtà limitanti per comprendere in fondo il linguaggio. Oggi la trap la fa da padrona. Perché impedire ad un ragazzo di ascoltarla, di provarla, di farla propria se in questa riconosce il suo linguaggio? Etichettiamo dei testi come nocivi per la società, eppure noi siamo cresciuti con Viola Valentino che cantava “Comprami io sono in vendita”, Renato Zero che inneggiava al triangolo, Vasco Rossi che aveva il fegato spappolato, con Sid Vicius, il rock psichedelico dei Pink Floyd, Kurt Kobain che si è sparato, i Doors che immaginavano pecore di cristallo, ed era magnifico, era il linguaggio che volevamo ascoltare. Il rock, era la rabbia sulla pelle, la voglia di ribellione, e poi l’hard rock, il metal.
Vogliamo parlare del Metal, dei testi al contrario, degli Iron Maiden, di Ozzy Osbourne, chitarre che urlavano meravigliose a squarciare i palchi e le teste, eppure, siamo diventati scienziati, dottori, manager, biologi, politici, ricercatori, operai.
Lungi da me fare confronti di qual si voglia genere, qualcosa può essere piacevole senza necessariamente doversi confrontare con la storia, piace, si ascolta, tutto qua.
È quello che cerco di osservare in mia figlia, che tra i tantissimi ascolti di tantissimi generi, mi ha spesso parlato di Michele Bravi. Ammetto non destandomi mai particolare interesse dopo aver ascoltato dei brani.
Accade che questo ragazzo, per sua sfortuna, né perché correva, né in balia di alcool o droghe, ha un incidente in macchina dove una persona perde la vita. Una distrazione che purtroppo è finita in tragedia, nel momento della sua crescita artistica, nel momento di maggior successo.
Potete immaginare le conseguenze, oltre quelle legali, soprattutto, quelle psicologiche. Adesso poco mi interessa di parlare dell’incidente in sé, c’hanno pensato i giornali.
Fatto sta che qualche tempo dopo, un lunghissimo lasso di tempo, risento nella bocca di mia figlia questo Michele Bravi, che finalmente, dopo un lungo periodo di assenza, è tornato a scrivere.
Che fai, non vai a vedere la nuova canzone che tua figlia sta tanto amando?
Ovviamente senza nessun pregiudizio, ascoltando, la musica e soprattutto le parole. Beh bravo Bravi, perché il brano è veramente un bel brano, classico, pieno d’amore, parole semplici che aprono il cuore, dove uno dei concetti che più amo viene comunque fortemente dichiarato, l’amore può salvarci, qualsiasi forma d’amore.
Questo giovanotto torna sulle scene e lo fa non solo con un ottima canzone ma con un video spiazzante, dove lui è protagonista e canta la sua storia d’amore ad un altro ragazzo. Un messaggio semplice, forte e sincero.
Anche il video è semplice, ci sono piccoli baci carezze richieste d’aiuto, ci sono gli occhi, profondi occhi, sguardi che ricordano una splendida performance della Abramovic, quando incontrò il suo ex compagno che non vedeva da tantissimi anni. Quelle sensazioni che sembrano dirti c’è speranza, e come dice Bravi “é l’amore che ci salva dalla ferita del mondo”.
Ed oggi, il mondo di ferita ne ha una profondissima che sembra non volersi rimarginare.
Penso a mia figlia, a come il testo la commuove, a come nei suoi piccoli quattordici anni abbia comunque spazio per commuoversi e credere nell’amore. “Certo amore di papà, se ascolti Nina Simone non è che ti fa male!”
Avrà tempo, perché chi cerca l’amore cerca la sensibilità, cerca la bellezza, anche quella del dolore che l’arte sa esprimere meravigliosamente. Il disagio, come motore pulsante della rinascita, della ricerca, e quando cerchi incontri, incontri il Duca Bianco, incontri Iann Tiersen, incontri Chet Baker, i Kiss, Janis Joplin, incontri pure un giovane come Michele Bravi che crede fortemente nell’amore.
E non è un male.
Sono certo che nel suo cammino incontrerà tanto, s’innamorerà follemente, per poi dimenticare, e innamorarsi ancora in un ciclo che sa di vita, una bellissima vita.

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