Oggi più che mai, avrei voluto essere una donna.

Oggi più che mai, avrei voluto essere una donna, una di quelle che le vedi per strada e ne cogli il vivere, l’andare, che ti lasciano immobile come t’avessero piantato al pavimento. Avrei voluto essere una donna, con un vestito leggero, con dei morbidi capelli che parlano al vento, una donna senza scarpe, che cammina sull’erba, così leggera da non lasciare orme. Avrei voluto avere un viso che fosse l’esatta traccia dei miei sentimenti, delle mie passioni, con una piccola cicatrice sul sopracciglio sinistro, quasi impercettibile dove nascondo, o lascio solo intravedere, i miei dolori. Lo sguardo perso, non disperso, ma perso nella bellezza degli incontri, nella curiosità, nelle possibilità. Invece, mi ritrovo ad avere un uomo che non mi rappresenta nell’aspetto, che forse, solo negli occhi mi somiglia per come vivo dentro. S’è perso piano piano, non so perché, ma l’aspetto femminile che avevo da ragazzo è sparito più in me cresceva la sensibilità, la voglia di poesia, di emozioni. Più sorridevo alla vita, più m’innamoravo della vita, più quella femminilità di cui tanto mi sentivo orgoglioso s’andava spegnendo. E oggi mi guardo e mi fa male, perché so chi sono ma non lo raffiguro, mi sento spesso dire, non pensavo tu fossi così, capita spesso, nella vita d’ogni giorno, nel lavoro, nei nuovi incontri, sempre questa fatica di dover andare oltre la propria immagine, oltre le proprie assenze. Tutto quello che sono nel bene o nel male lo sento solo negli occhi, ma oggi, quante persone ti guardano negli occhi? Vuoi che sia paura, vuoi che sia educazione, vuoi che sia disinteresse o indifferenza, ma non si guarda dentro, forse, non c’è tempo di soffermarsi. Oggi più che mai avrei voluto essere una donna, una di quelle che parlano in silenzio, quelle che somigliano a un libro che non vorresti mai finire, ad una farfalla al primo battito d’ali. Direste mai che le farfalle più fortunate vivranno non più di qualche mese? Oggi più che mai avrei voluto essere una donna per somigliare ad un’idea d’eternità.

Alessandro Vettori

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