Sono nato nel 1975

Sono nato nel 1975, mentre a Londra nascevano i Sex Pistols e gli Iron Maiden, mentre Keith Jarret a Colonia eseguiva uno dei più bei concerti di piano jazz della storia, che in parte divenne un disco memorabile  The Köln Concert. Fellini prendeva l’oscar con il suo visionario Amarcord, Il diritto al voto si abbassava a 18 anni, Margaret Thatcher diveniva la nuova leader del partito conservatore inglese, Chaplin veniva eletto baronetto. In quello stesso anno muore il generale Franco, muore la cultura Italiana con  l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, Montale vince il nobel per la letteratura, Bill Gates fonda la Microsoft corporation, Berlinguer, Aldo Moro negli anni del tentativo di collaborazione. 

Guardo indietro e mi rendo conto di essere nato in un anno storico, fondamentale, cruciale. I nostri padri uscivano freschi dal sessantotto, molti nati sotto le bombe della seconda guerra mondiale, la maggior parte appena dopo tra il 48 e il 51. L’Italia abbattuta che cercava di rialzarsi, la gente povera che si inventava qualsiasi cosa per andare avanti. I nostri padri erano lì, a quel tempo bambini, con le scarpe rattoppate, i calzoncini corti, i giochi per le vie sterrate, il lavoro nei campi, il bigottismo e la fede in Dio. Le famiglie patriarcali, i sotterfugi per un bacio, i soldi piegati in quattro nelle tasche, l’agricoltura, i campi, le mogli e i figli e le mogli che portano il pranzo nei campi ai padri e ai mariti, la condivisione. Le prime televisioni, gente riunita nelle case di chi se la poteva permettere, le osterie, le feste di paese, il grano ad asciugare nelle piazze dei borghi medioevali, i panni da lavare ai fontanili. Tutto questo era il mondo da dove veniva mio padre, dove si innamorò di mia madre, dove iniziò a prendere forza lo stato con i suoi posti di lavoro, le sue aziende, elettrica, telefonica, idrica. I nostri genitori sono nati senza nulla, con il bisogno di costruire per il futuro, con il bisogno di mettere da parte, di sacrificarsi per poter sognare una casa, una macchina, una televisione e la maggior parte hanno saputo conquistare tutto questo. Hanno saputo farlo ad una velocità che è meno della metà di quella che possiamo raggiungere noi sulle vie di comunicazioni stradali, ferroviarie, marittime. Hanno saputo farlo ad una velocità di comunicazione che è un milionesimo più piccola della nostra attuale. Si sono incazzati, hanno fatto rivolte, hanno manifestato, si sono ribellati ad un sistema nuovo che faticavano a comprendere e dal quale volevano essere tutelati, non essere umiliati. E qui deve essere accaduto qualcosa, qualcosa di talmente grande da essere impercettibile, qualcosa che ad oggi si mostra come il più grande inganno della nostra storia moderna. Tutto quel costruire quel desiderio di cambiare, di esistere, ci ha reso prima benestanti nascondendo intrallazzi, truffe, “demeritocrazia” che purtroppo oggi, invece, mostra la sua peggior faccia.

I sogni infranti dei nostri genitori, la loro capacità al risparmio, la dedizione famigliare, il sacrificio, sono oggi le uniche scialuppe di salvataggio. Perché noi, per la maggior parte, siamo in piedi perché abbiamo ricevuto un bonus di partenza, che sia una casa, un sostegno, la possibilità di studiare. La mia generazione è stata aiutata esclusivamente dai sacrifici delle proprie famiglie.
Eppure abbiamo vissuto così tante cose che non basterebbe una vita per elencarle. Siamo stati a cavallo di un’evoluzione così sconvolgente da aver cambiato completamente in meno di trent’anni i nostri usi e costumi come raramente è accaduto nella storia. Abbiamo giocato con la terra, con le bici in strada, con i palloni in strada, con le biglie, le figurine, e intanto iniziavamo a giocare con le prime console. Abbiamo usato la penna a scuola alle medie mentre a casa scrivevamo con la tastiera del commodore 64, abbiamo telefonato da una cabina della Sip ad una fidanzata facendoci coraggio perché comunque avrebbe risposto suo padre, e abbiamo rimorchiato pochi anni dopo con un Sms. Siamo cresciuti nei Bar a tutte le ore in piccoli paesi o in città, tra bigliardi, calcio balilla, videogiochi. Abbiamo modificato i nostri motorini, le vespe, mentre correvamo con i capelli al vento. Abbiamo condiviso la musica da un jubox nella sala di un bar per arrivare a condividere in un social network con tutto il mondo. Abbiamo preso velocità, ridotto i tempi, aumentato la sicurezza e allo stesso tempo i rischi. Abbiamo visto la trasgressione diventare un luogo comune, dalle sbornie ai primi compleanni, alle canne, alla cocaina. Noi abbiamo vissuto un’evoluzione talmente grande da averla creduta normale. Invece non c’è nulla di normale in questo cambiamento epocale. In queste tracce credo oggi più che mai possa trovarsi la soluzione per nascere nuovi, per cambiare, non per sistemare ma per cambiare. Il segreto è dentro la nostra storia, dentro i cambiamenti e dentro la storia dei nostri padri. E oggi a trentotto anni sto ancora cercando di capire dove si sia generato quel punto d’affondo, quella falla invisibile che ci ha portato in basso, ma ancor di più sto per iniziare a costruire cercando il meglio di tutta questa storia che ho vissuto. Ma la storia è solo un punto di partenza, il resto sarà tutto da inventare… e da sognare.

Buona vita a tutti e grazie per il vostro affetto. 

A poi

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Un pensiero riguardo “Sono nato nel 1975

  1. Un’analisi molto acuta. Forse il vero cambiamento è non farsi annientare dalla tecnologia, non farsi appiattire dal qualunquismo, non farsi isolare dalla troppa comunicazione, ma utilizzare a proprio favore questi strumenti nuovi per uscire da una solitudine sociale come la chiami tu e artistica…vedi arteliber2013.wordpress.com gmonteverde

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